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lunedì 26 luglio

 

dalle 22,00... ingresso FREE NO STOP!!!

 


 

mercoledì 28 luglio

 

dalle 22,00 alle 23,00... ingresso FREE!!!


venerdì 30 luglio

 

dalle 22,00 alle 23,00
ingresso + drink
solo 7,00 euro!

sabato 31 luglio

 

 
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dove siamo questa settimana...

La FATA VERDE
 
Agrate Brianza

via Talete n. 2

 

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ingresso FREE NO STOP!!!

lunedì

26

luglio

La FATA VERDE
 
Agrate Brianza

via Talete n. 2

 

dalle 22,00

ingresso FREE NO STOP!!!

mercoledì

28

luglio

De Ville CLUB
 
Lissone

via Bottego n. 80

 

dalle 22,00 alle 23,00

ingresso + drink a solo 7,00 euro!!!

venerdì

30

luglio

Park Cafè
 
Biassono

via Parco n. 51

 

dalle 22,00 alle 23,00

ingresso FREE!!!

sabato

31

luglio

 

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Micky Lippòlis oggi ti regala qualche nuova pagina dell’autobiografico supervenduto libro “Balluomo” –

Il libro dei salseri con le sue 308 emozionanti pagine piene di luci ed ombre.

 

 

Un cuore granata che batte a ritmo di bachata


 

Sono tifosissimo del Toro e questo è il mio motto, da quando ballo. Mi piace come suona e mi esprime, nelle mie più grandi passioni. Il mio cuore è granata da quando avevo sei anni e la bachata la sento un po’ come una mia creatura, almeno in Italia. Sono stato il primo a portarla in televisione, sulle reti Mediaset, e farla conoscere al grande pubblico. A parlarmi di bachata è stato per primo Johnny Valentín, dj domenicano doc, passandomi I primi dischi. L’ho subito amata perchè mi era congeniale, per quel tipico movimento di bacino che mi riesce particolarmente bene. È un ballo originario dei contadini domenicani e spesso erano uomini che parlavano di un amore finito male. Aveva un po’ la funzione del bicchiere di vino consolatorio.

Ho creduto molto in questo tipo di ballo diffondendolo in molti locali del nord. La bachata mette d’accordo tutti. E’ relativamente semplice da eseguire e piace anche ai virtuosi della salsa. 

Sono riuscito davvero a fare la sua fortuna.

 

Il Toro

È stato in prima elementare che mi sono innamorato del Torino. Era una squadra vincente. Nel  ‘75-‘76 ha vinto lo scudetto ed è normale che un bimbo che si affaccia al mondo del calcio si appassioni per l’eroe del momento. L’importante è rimanere fedeli. Io lo sono sempre stato, anche nei periodi più bui, come questo della serie B, e lo sarò sempre. Non mi sono mai fatto tatuaggi perché sono restio ad avere segni permanenti sulla pelle, ma se un giorno decidessi di farmene uno sarebbe sicuramente un piccolo toro granata, perché sono certo che questa cosa nella mia vita non cambierà. Magari cambierò gusti musicali, cambierò donna, potrei anche improvvisamente cambiare sesso, ma sarò sempre granata e una cosa è certa: non andrò mai in galleria a Milano a schiacciare le palle del Toro. Un avvertimento per tutti: mentre parlate con me guai a dire “tagliamo la testa al toro”.

Un rituale per me sacro è il bollino del Toro sulla macchina: la prima cosa che faccio quando compro una macchina è attaccare l’adesivo del Torino sulla targa. Quando vendo l’altra sicuramente prima di affidarla al nuovo proprietario tolgo il bollino perché non si sa mai in che mani può capitare, magari pure juventine!

Tornando agli inizi di questa storia d’amore c’è  anche un altro motivo che l’hanno fatta sbocciare: il gusto di andare contro il fratello maggiore, juventino, che per un bambino è una soddisfazione immensa. Avevamo un motivo in più per litigare, tutto l’anno in casa c’era aria di  derby, quando poi era derby vero la tensione saliva alle stelle. Mio fratello come mio opposto: bianconero-biondo con occhi azzurri.

Oggi ovviamente sono molto più tollerante, dico sempre che odio la Juventus, ma non gli juventini. Calcisticamente non posso che essere contro la vecchia signora, ma altrettanto ben distante da violenza e disordini negli stadi.

Mi è sempre piaciuto il fatto che il Toro fosse una squadra contro il potere, basata sul vivaio, sulla grinta, sull’agonismo, un po’ come me, infatti uno dei miei soprannomi è torello. Era la squadra di chi era contro gli Agnelli, la squadra degli operai della FIAT che tifando toro, andavano contro il padrone. Era la squadra dei torinesi. Il motto della curva è “Torino è stata e resterà granata”, perché la maggior parte dei tifosi juventini è nel resto d’Italia magari riempiendo sempre gli stadi.  Ma Torino è granata e ad ogni derby sembra di assistere alla lotta di David contro Golia. Il Toro è capace di grandi rimonte, sa vendere cara la pelle, non si arrende mai, e nei derby dà il meglio. Le differenze tecniche scompaiono perché vengono appianate dal cuore, dall’agonismo di agguantare il risultato.

L’ultimo scudetto del Toro lo ricordo ancora bene, anche se ero piccolo. Ho nel cuore la formazione, Graziani e Pulici, I gemelli del goal, Claudio e Patrizio Sala, il capitano Maccarelli, l’allenatore Radice, il sergente di ferro.

Il mio sogno è avere una donna granata, con la quale parlare di calcio ed essere uniti da questo amore… solo che dovrei cambiare città, a Torino avrei sicuramente  più scelta… anche perché mi piacerebbe che ballasse latino… ma mi rendo conto che questo si avvicini molto ad un annuncio matrimoniale.

La serie A mi manca davvero, senza parlare poi del doloro che mi ha causato uno striscione contro il Torino che diceva: “La droga dei Torinisti:  ERO  IN  A”.

 

 

                         4 MAGGIO 1949

L’ULTIMA PARTITA (3 maggio 1949)

Il Torino volò in Portogallo perché il capitano della squadra lusitana Francisco Ferriera, grande amico di Valentino Mazzola, voleva disputare contro I granata l’incontro del suo addio al calcio.

Al rientro un temporale denso e scuro, come soltanto sanno essere quelli di primavera, si stava abbattendo sulla città. Il comandante e I suoi passeggeri decisero di atterrare comunque a Torino. La quota a cui volavano però, era troppo bassa e, quando all’improvviso le nuvole si diradarono, il pilota tentò un’inutile e disperata manovra per evitare il terribile impatto con il terrapieno della Basilica. Erano le ore 17,05 di mercoledì 4 maggio 1949.  Morirono tutti nel tremendo impatto. 

All’ingresso di casa mia e nel mio portafoglio, c’è una foto-ricordo di quella gloriosa squadra.

Anche in Nazionale il Grande Torino ha stabilito un record assolutamente imbattibile: 10 giocatori su 11. E’ successo l’11 maggio 1947 quando incontrò e sconfisse l’Ungheria per 3 a 2.

 

 

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Ciao Micky

 

 

 

 

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