Un
cuore granata che batte a ritmo di bachata
Sono
tifosissimo del Toro e questo è il mio motto, da quando
ballo. Mi piace come suona e mi esprime, nelle mie più
grandi passioni. Il mio cuore è granata da quando avevo sei
anni e la bachata la sento un po’ come una mia creatura,
almeno in Italia. Sono stato il primo a portarla in
televisione, sulle reti Mediaset, e farla conoscere al
grande pubblico. A parlarmi di bachata è stato per primo
Johnny Valentín, dj domenicano doc, passandomi I primi
dischi. L’ho subito amata perchè mi era congeniale, per quel
tipico movimento di bacino che mi riesce particolarmente
bene. È un ballo originario dei contadini domenicani e
spesso erano uomini che parlavano di un amore finito male.
Aveva un po’ la funzione del bicchiere di vino consolatorio.
Ho creduto
molto in questo tipo di ballo diffondendolo in molti locali
del nord. La bachata mette d’accordo tutti. E’ relativamente
semplice da eseguire e piace anche ai virtuosi della salsa.
Sono
riuscito davvero a fare la sua fortuna.
Il
Toro
È stato in
prima elementare che mi sono innamorato del Torino. Era una
squadra vincente. Nel ‘75-‘76 ha vinto lo scudetto ed
è normale che un bimbo che si affaccia al mondo del calcio
si appassioni per l’eroe del momento. L’importante è
rimanere fedeli. Io lo sono sempre stato, anche nei periodi
più bui, come questo della serie B, e lo sarò sempre. Non mi
sono mai fatto tatuaggi perché sono restio ad avere segni
permanenti sulla pelle, ma se un giorno decidessi di farmene
uno sarebbe sicuramente un piccolo toro granata, perché sono
certo che questa cosa nella mia vita non cambierà. Magari
cambierò gusti musicali, cambierò donna, potrei anche
improvvisamente cambiare sesso, ma sarò sempre granata e una
cosa è certa: non andrò mai in galleria a Milano a
schiacciare le palle del Toro. Un avvertimento per tutti:
mentre parlate con me guai a dire “tagliamo la testa al
toro”.
Un rituale
per me sacro è il bollino del Toro sulla macchina: la prima
cosa che faccio quando compro una macchina è attaccare
l’adesivo del Torino sulla targa. Quando vendo l’altra
sicuramente prima di affidarla al nuovo proprietario tolgo
il bollino perché non si sa mai in che mani può capitare,
magari pure juventine!
Tornando
agli inizi di questa storia d’amore c’è anche un altro
motivo che l’hanno fatta sbocciare: il gusto di andare
contro il fratello maggiore, juventino, che per un bambino è
una soddisfazione immensa. Avevamo un motivo in più per
litigare, tutto l’anno in casa c’era aria di derby,
quando poi era derby vero la tensione saliva alle stelle.
Mio fratello come mio opposto: bianconero-biondo con occhi
azzurri.
Oggi
ovviamente sono molto più tollerante, dico sempre che odio
la Juventus, ma non gli juventini. Calcisticamente non posso
che essere contro la vecchia signora, ma altrettanto ben
distante da violenza e disordini negli stadi.
Mi è sempre
piaciuto il fatto che il Toro fosse una squadra contro il
potere, basata sul vivaio, sulla grinta, sull’agonismo, un
po’ come me, infatti uno dei miei soprannomi è torello. Era
la squadra di chi era contro gli Agnelli, la squadra degli
operai della FIAT che tifando toro, andavano contro il
padrone. Era la squadra dei torinesi. Il motto della curva è
“Torino è stata e resterà granata”, perché la maggior parte
dei tifosi juventini è nel resto d’Italia magari riempiendo
sempre gli stadi. Ma Torino è granata e ad ogni derby
sembra di assistere alla lotta di David contro Golia. Il
Toro è capace di grandi rimonte, sa vendere cara la pelle,
non si arrende mai, e nei derby dà il meglio. Le differenze
tecniche scompaiono perché vengono appianate dal cuore,
dall’agonismo di agguantare il risultato.
L’ultimo
scudetto del Toro lo ricordo ancora bene, anche se ero
piccolo. Ho nel cuore la formazione, Graziani e Pulici, I
gemelli del goal, Claudio e Patrizio Sala, il capitano
Maccarelli, l’allenatore Radice, il sergente di ferro.
Il mio
sogno è avere una donna granata, con la quale parlare di
calcio ed essere uniti da questo amore… solo che dovrei
cambiare città, a Torino avrei sicuramente più scelta…
anche perché mi piacerebbe che ballasse latino… ma mi rendo
conto che questo si avvicini molto ad un annuncio
matrimoniale.
La serie A
mi manca davvero, senza parlare poi del doloro che mi ha
causato uno striscione contro il Torino che diceva: “La
droga dei Torinisti: ERO IN A”.
4 MAGGIO 1949
L’ULTIMA PARTITA (3 maggio 1949)
Il Torino
volò in Portogallo perché il capitano della squadra lusitana
Francisco Ferriera, grande amico di Valentino Mazzola,
voleva disputare contro I granata l’incontro del suo addio
al calcio.
Al rientro
un temporale denso e scuro, come soltanto sanno essere
quelli di primavera, si stava abbattendo sulla città. Il
comandante e I suoi passeggeri decisero di atterrare
comunque a Torino. La quota a cui volavano però, era troppo
bassa e, quando all’improvviso le nuvole si diradarono, il
pilota tentò un’inutile e disperata manovra per evitare il
terribile impatto con il terrapieno della Basilica. Erano le
ore 17,05 di mercoledì 4 maggio 1949. Morirono tutti
nel tremendo impatto.
All’ingresso di casa mia e nel mio portafoglio, c’è una
foto-ricordo di quella gloriosa squadra.
Anche in
Nazionale il Grande Torino ha stabilito un record
assolutamente imbattibile: 10 giocatori su 11. E’ successo
l’11 maggio 1947 quando incontrò e sconfisse l’Ungheria per
3 a 2.

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